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Guida ai prestiti

Guida alla Cessione del Quinto INPDAP

INPDAP: un acronimo che non esiste più.
L'Istituto Nazionale di Previdenza e assistenza per i Dipendenti dell'amministrazione Pubblica, comunemente indicato con l'acronimo INPDAP, era, fino alla fine del 2011, un ente pubblico che incassava i contributi di quasi tutti i dipendenti pubblici, per poi erogare le pensioni, il trattamento di fine servizio o, per gli assunti dopo il 1° gennaio 2001, il trattamento di fine rapporto. L'INPDAP poteva inoltre concedere mutui edilizi a tasso agevolato, cessioni dirette o garantite e piccoli prestiti, fino ad 8 mensilità, a tutti i suoi iscritti. Fondato nel 1994, questo istituto è stato soppresso dal governo Monti, attraverso il decreto legge n. 201, il cosiddetto "Salva Italia". Le competenze di questo ente sono state totalmente  trasferite all'INPS. 

Come l'INPDAP gestiva i prestiti, le gestioni dirette e garantite.
Il piccolo prestito concesso dell'INPDAP poteva avere una durata di 12, 24, 36 e 48 mesi e corrispondeva ad una somma pari a 2, 4, 6, 8 mensilità del proprio stipendio da dipendente pubblico. Le trattenute in busta paga decorrevano dal secondo mese successivo alla erogazione. Il prestito era rinnovabile e veniva erogato ai pensionati e ai dipendenti pubblici che ne avevano bisogno per far fronte a problemi economici legati alla quotidianità (queste motivazioni dovevano essere specificate al momento della richiesta). Il tasso si aggirava intorno al 5%
Le cessioni dirette erano definite come un prestito pluriennale e avevano una durata di 5 o 10 anni. Si poteva accedere al finanziamento cedendo una quota non superiore dal quinto dello stipendio, tuttavia, per ottenere il prestito era necessario documentare la spesa. I prestiti venivano poi concessi in base ad una graduatoria, alla motivazione di spesa e alla disponibilità dell'ente. Le cessioni garantite, invece, permettevano di ottenere un prestito di 5 o 10 anni attraverso una Società finanziaria che aveva firmato una convezione con l'INPDAP. Sarebbe stato dunque l'ente a garantire il prestito trattenendo una quota non superiore al quinto dello stipendio del dipendente pubblico o del pensionato. Le convenzioni stipulate con gli istituti di credito portavano con sé importanti vantaggi a favore del richiedente: tassi fissi agevolati, veloce erogazione del prestito, comoda rata addebitata in busta paga, nessuna richiesta di motivazione da allegare alla pratica.

Come gestisce oggi l'INPS la cessione del Quinto.
Le disposizioni per la cessione del quinto approvate dal Consiglio di Amministrazione dell'INPS sono contenute in 13 articoli. I pensionati hanno dunque diritto di accedere al prestito attraverso la cessione fino al quinto della pensione grazie agli intermediari finanziari autorizzati dall'Istituto. Chiaramente perché l'attuazione del contratto di cessione abbia inizio anche l'intermediario dovrà accettare le disposizioni dell'INPS e, attraverso un modulo, dovranno essere forniti alcuni dati (codice CAB e ABI, la partita IVA, la ragione sociale e indirizzo della Sede Legale, il numero e la data di iscrizione UIC e le coordinate bancarie del conto corrente su cui far pervenire il versamento mensile delle quote di pensione che è soggetta alla cessione). Sarà poi compito dell'INPS comunicare al pensionato l'effettiva cedibilità del Quinto. Questa notifica può avvenire in qualsiasi forma e deve essere chiarito il piano di ammortamento del finanziamento che, in assenza di particolari varianti, deve avvenire attraverso la costante cessione mensile di una quota della pensione. 
 
I trattamenti non cedibili.
Per far chiarezza è bene sottolineare che, pur essendo erogati dall'INPS, non sono considerati oggetto di cessione le pensioni e gli assegni sociali, le pensioni a carico degli Enti creditizi, gli assegni elargiti al nucleo famigliare, gli assegni straordinari atti a sostenere il reddito. Anche i trattamenti di invalidità civile e l'assegno mensile per l'assistenza personale e continuativa ai pensionati per inabilità non permettono di ottenere il prestito. Mentre il contratto di cessione del Quinto potrà essere concesso in caso il soggetto sia beneficiario di un assegno ordinario di invalidità non definitivo, tuttavia il contratto di cessione non potrà durare più del rimanente periodo di validità dell'assegno. Sono invece cedibili quelle pensioni liquidate provvisoriamente.

La quota cedibile.
La quota cedibile è inferiore o pari al quinto della pensione elargite al richiedente del prestito. Chiaramente il calcolo viene effettuato al netto delle ritenute fiscali e previdenziali. Tuttavia tale importo deve dare garanzia, una volta sottratto dalla pensione, di lasciare al pensionato una quota pari al trattamento minimo. Se l'importo supera questa soglia (oltrepassa dunque la differenza fra il netto della pensione e il trattamento minimo) la quota deve essere ridotta fino al rispetto della succitata condizione. Chiaramente chi beneficia di più trattamenti pensionistici deve calcolare la quota sulla differenza fra la somma delle pensioni nette e la salvaguardia del trattamento minimo. Per evitare fraintendimenti bisogna specificare che i trattamenti non cedibili non sono considerati nemmeno per il calcolo della quota, anche se in presenza di altre pensioni. Mentre sono considerate le quote di maggiorazione della pensione elargite ai pensionati a carico delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e le maggiorazioni sociali o altre somme sottoposte però ad una verifica reddituale. 
È possibile procedere a successive variazioni della quota cedibile in base alle richieste del beneficiario del prestito. Questo avviene richiedendo una nuova comunicazione di cedibilità in rispetto dei parametri poc'anzi indicati.
Il Tasso Effettivo Globale (TEG) applicato alla cessione del Quinto non può mai oltrepassare la soglia di usura ricavata trimestralmente . L'Istituto trattiene la quota della pensione erogando conseguentemente la quota ceduta al cessionario del prestito.

Eliminazione della pensione ed estinzione anticipata del prestito.
L'Istituto provvederà ad informare il cessionario in caso venga decretata l'eliminazione delle pensione. Questo obbligherà il cessionario a restituire all'INPS eventuali quote di pensione corrisposte dopo l'eliminazione entro 60 giorni dalla comunicazione. 
Qualora il cessionario intendesse chiudere anticipatamente il prestito deve comunicare alla Sede INPS competente la sua intenzione. A questo punto l'ente provvederà a interrompere le trattenute sulla pensione entro 60 giorni dalla comunicazione. Il cessionario sarà dunque obbligato a rimborsare al cedente eventuali quote di pensione versate dall'Istituto una volta notificata l'estinzione del prestito.

Gli oneri.
Esiste un onere annuo che il cessionario deve corrispondere all'Istituto per l'attività prestata. L'ammontare di questa incombenza, per tutti gli intermediari finanziari che hanno sottoscritto la convenzione, è pari a 1,5 volte l'importo applicato dalle Poste Italiane per ogni operazione di versamento attraverso il c/c postale, moltiplicato per le 12 mensilità, oltre, ovviamente, agli oneri di legge. Mentre tutti gli intermediari finanziari che non hanno firmato la convezione verseranno un onere annuo di 65 euro per ciascun contratto di cessione.